"Nova Sento in Rete" n. 129 - Gioventù Esperantista Italiana
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Archivio di "Nova Sento in Rete"
  Numero 129     2000-03-25
> Un'inviata molto speciale
> Lettere da Mozambico


  Contenuto
UN'INVIATA MOLTO SPECIALE

Carissimi,

non è la prima volta che ritengo opportuno dedicare NS in rete ad avvenimenti specifici. Quando questo avviene è perché credo che ci siano dei canali concreti attraverso i quali il movimento esperantista può intervenire.

Silvia è partita un anno fa per il Mozambico. Ha lasciato Torino per andare a lavorare in una neonata Università nel nord del paese.

Credo che abbia circa una trentina di anni, il diploma di terzo grado di Esperanto e ha partecipato a molti incontri esperantisti giovanili. Insomma, è una di noi.

Ma ora è in Mozambico.

Come in altre occasioni, credo sarebbe un segno importante se, grazie al movimento esperantista, qualche risorsa, tra le molte che sprechiamo, potesse arrivare tramite Silvia in un Paese a sud devastato dalle inondazioni e a nord arso dalla siccità.

Anche in questo caso i vostri contributi possono essere inviati presso il conto corrente postale del Centro Esperanto di Torino indicando come causale "PER IL MOZAMBICO".

ccp 13691100

intestato a :

Centro Esperanto di Torino,

via Saluzzo 21

10100 TORINO

Framerio



LETTERE DAL MOZAMBICO

UCM - Faculdade de Ciencias de Educaçäo-Nampula

[SMTP: fceucm@teledata.mz ]

Inviato: mercoledì 15 marzo 2000 19.55

Carissimo Alessandro, non sai che piacere ricevere un tuo messaggio.

Apprezzo molto la vostra sensibilità verso questo paese in una situazione così tragica. Ho scritto ieri a tuo fratello, non so se ha ricevuto il messaggio. A seguire ti invio quanto ha scritto un mio conoscente un paio di settimane fa.

Certo qualcosa ora è cambiato, ma non troppo, visto che di nuovo per quattro giorni è piovuto ininterrottamente bloccando nuovamente strade. La capitale non ha in sè, in questo momento, problemi insormontabili, ma pochi chilometri fuori Maputo non esiste un centimetro quadrato di terra calpestabile, senza dover affondare nella melma.

Le operazioni di soccorso non sono ancora terminate, le zone isolate sono ancora vastissime (so di parecchie zone con le quali il collegamento esiste solo via aerea, cioè via elicottero, il che significa costi elevati), troppi sono gli sfollati senza case, senza nulla.

Le suore salesiane, tanto per passare a fatti concreti, stanno appoggiando una zona della città di Maputo dove loro sono presenti, aiutando le 205 famiglie che sono rimaste solo con i pochi stracci che avevano addosso.

Inoltre aiutano anche un centro per sfollati a Macía (a circa100 km a Nord di Maputo)- circa 30.000 persone: la Caristas distribuisce il minimo indispensabile per quanto riguarda alimenti e vestiario (ma siamo di molto al di sotto delle reali necessità); cercano di aiutare nell'acquisto di lamiere ed altro materiale per la ricostruzione delle case, e stanno organizzando la ripresa delle scuole = provvedere al materiale scolastico.

Certo che, se i bisogni primari degli sfollati non vengono coperti dalla Caristas, le suore indirizzano il loro aiuto in primo luogo per alimenti e vestiti, poi per il resto.

Altro centro che è rimasto gravemente colpito è Chokwe, nella provincia di Gaza a Nord di Maputo. Là le suore de S. Vincenzo hanno (ma verrebbe da scrivere "avevano") un ospedale per la cura di tubercolosi e malattie infettive. In particolare si occupano dell'AIDS, ed i risultati ottenuti sono piuttosto buoni. Ora sono con l'acqua la primo piano, non hanno più assolutamente nulla.

In questa grande tragedia il problema principale ora è il rischio di epidemie: molta gente beve acqua inquinata o contaminata, non si possono seppellire i morti, le latrine sono quello che sono. Aiuti concreti, dunque, potrebbero essere medicinali - e credo che la Caristas o la Croce Rossa sappiano dare indicazioni precise- o denaro affinché qui possano essere acquistate le cose necessarie.

Io vo ringrazio ancora una volta per tutto quello che potrete fare. Ogni goccia è una vera benedizione.

Un abbraccio forte a tutti gli amici

Silvia Collazuol

fceucm@teledata.mz

________________

Al momento il governo valuta che siano circa 300.000 le persone sfollate e quindi bisognose di tutto, dalla alimentazione alla casa. Inoltre, c'è una distruzione di infrastrutture veramente impressionante. I danni della pioggia e del vento qui sono molto piú forti che alle nostre latitudini perché il suolo estremamente sabbioso, non resiste per nulla alla erosione.

L'acqua apre con grande facilità canali, canalini, canaloni perché non ci sono pietre. I ponti cadono con relativa facilità, se poi si aggiunge che tante volte i lavori non sono stati fatti ad opera d'arte... Per la distruzione di case, bisogna tenere conto che una capanna con il tetto di paglia, od anche con le lamiere di zinco non possono certo resistere a venti molto forti. Secondo l'Istituto nazionale di meteorologia il ciclone Eline ha portato venti fino a 70 Km all'ora. A questa velocità gli alberi cadono con relativa facilità, i pali della luce vanno giù come birilli.

Bisogna pure tenere conto che in Mozambico arrivano tutti fiumi che si formano in altri paesi vicini (Africa del sud, Zimbabwe. Zambia, Tanzania, ecc.) , ed alcuni vengono anche da piú lontano La caduta od il danneggiamento di case e strutture comunque non ha riguardato solo le capanne, ma anche molte costruzioni come scuole, posti di Salute, posti amministrativi, ecc. costruiti con intelaiatura di ferro e coperti con tetti di lamiera od eternit.

Quando arriva l'acqua dei fiumi che straripano e che diventano larghi Km la forza delle acque crea erosioni incredibili. Ci diceva il responsabile dell'officina delle Ferrovie che a circa 30 K da Maputo, sulla linea per Xai Xai l'acqua ha scavato sotto le traversine della ferrovia un canale profondo 15 metri, ed ovviamente i binari ci si sono adagiati dentro. Ma anche in direzione di Matola grosso modo sono successe le stesse cose.

I danni stimati dal Governo ammontano a 65,3 milioni di dollari, una cifra enorme. Ovviamente sono valutazioni provvisorie, suscettibili di aumentare sulla base del completamente della raccolta di informazioni e soprattutto sulla base del fatto che sembra che la stagione ciclonica delle piogge si prolunghi fino a fine a marzo.

Il ciclone "Eline" ormai è passato, ed ha colpito soprattutto la zona "Centro" del paese. Beira, Inhambane ed altre città praticamente per un paio di giorni sono state paralizzate. Stasera in televisione hanno fatto vedere alcune immagini, caratterizzate dalla caduta di alberi, di pali della luce, di costruzioni scoperchiate , ma tutto sommato meno grave di quello che poteva essere l'aspettativa di un "ciclone". Il fatto è che la televisione trasmette l'idea che tutto il Mozambico sia sommerso dalle acque. La realtà è che ci sono ampie aere allagate e conseguentemente isolate, ma per fortuna una grande parte del pese ha subito piogge anche pesanti ma senza arrivare alla alluvione, Molti dei guai di Maputo discendono dal fatto che si sommano parecchi fattori. Un primo è che sono state fatte costruzioni in zone che si è sempre saputo che erano soggette ad allagamenti pesanti in occasione di piogge forti che, ciò si aggiunge al fatto che gli scarichi dovrebbero essere rifatti, sono malandati rotti, otturati quindi scaricano poco o nulla. Si consideri che molte volte si fanno le strade ma i canali di scarico sono inadeguati alla realtà. Ad esempio la cooperazione tedesca ha fatto una strada dentro al CFM (Ferrovie di Maputo)hanno lavorato mesi, scavando parecchio, mettendo uno spesso strato di pietre, e forse (credo) hanno fatto gli scarichi, ma in occasione delle piogge è venuta talmente tanta acqua che la strada è diventata il canale di scarico di acque che scendevano dalla collina di Maputo che ha portato l'acqua dentro all'Officina, dove è arrivata a circa 70 - 80 cm di altezza.

Qui nel centro di Maputo noi non abbiamo problemi. Come ho già scritto, nei giorni dell'alluvione a Maputo, omai quasi tre settimane or sono, l'acqua nella Baixa in alcune zone era alta mezzo metro. Io sono stato stupito , e contento, che il nostro ufficio, per essendo nella Baixa, non fosse allagato.

Altre zone, che sono quelle che forse avete visto in televisione, sono completamente allagate, come a Xai Xai. Lì il Limpopo è salito di livello fino ad entrare nella città usando i canali di scolo. Nella città di Xai Xai l'acqua è arrivata a circa mezzo metro, ma ci sono dei distretti ancor completamente isolati.

Ovviamente questo ha portato alla perdita di tutte le coltivazioni. Il Governo valuta in circa 150.000 gli ettari di terra coltivata praticamente distrutti, e si valuta in circa 30.000 i capi di bovino morti affogati.

L'erosione solo nella città di Maputo crea danni enormi, non solo nella "Orla matitima", ma in tutta la città. Le strade sono già di nuovo danneggiate in modo notevole, ma il fenomeno di erosione più grave c'è al fondo della Av. Nyerere, dove un anno fa si e aperto un buco in occasione delle piogge, che si è rapidamente allargato, e poi ha continuato per cui oggi c'è una voragine lunga circa due km e larga quasi 60 - 70 metri che ha ingoiato case, tralicci della luce, tubature ecc. Costerà come minimo 2,5 milioni di dollari la risistemazione.

La strada verso Matola e per il Sudafrica è di difficile transito ma si passa. Per andare da Maputo a Matola occorre circa 1,5 ore quando prima delle piogge si andava in 20 minuti.

Questa è grosso modo la situazione, per quello che vedo sento e leggo stando qui.

Stando in Maputo nella zona centro l'effetto, passato i due tre giorni di pioggia fortissima, non ci sono grossi problemi, se non l'aumento fortissimo dei prezzi, qualche coda in più del solito, in alcune zone continua a mancare l'acqua e l'energia a volte manca per qualche ora. Ma ormai la gente è abituata ed anche noi ci siamo abituati

Io temo che i problemi più grossi per la salute debbano ancora venire: malaria sta aumentando per via delle zanzare e ci si attende che aumenti anche il colera nelle zone periferiche perché troppe volte non sono state rispettate le norme minime per la realizzazione di latrine. Sovente sono state fatte vicine ai pozzi per la captazione di acqua e comunque con queste piene sono tracimate, quindi creando alto rischio di colera. Anche qui tuttavia bisogna ricordarsi che il rischio colera esiste soprattutto dove in queste condizioni non si fa bollire l'acqua (ma molti sono rimasti senza

legna e senza carbone , ed allora come si fa a bollire?. Occorre clorare l'acqua e non sempre il cloro arriva.

Nel centro della città non si corrono rischi, ovviamente assumendo le opportune precauzioni. Lavare bene la verdura e la frutta, far cuocere tutto ecc.

Commenti: il principale è che questa catastrofe rischia di creare problemi economici grossissimi. Stasera il Governo ha annunciato che deve modificare il suo piano finanziario preventivo. Il rischio è che dopo tanti sforzi per uscire dalla miseria, questa batosta ricaccia indietro tutto il paese.

Aneddoti.

I contadini di Chokwé, completamente isolati dai fiumi straripati si sono trasformati in pescatori. stasera il telegiornale ha fatto vedere che con la solita allegria hanno trasformato teli e capulane in reti da pesca, e mangiare pesce. Dicevano che sono arrivati anche i coccodrilli, ma finora non hanno attaccato l'uomo.

Nella zona della fabbrica di birra 2M l'acqua era talmente alta che nei giorni subito seguenti alle piogge non si passava se non nell'acqua. La scena si può rappresentare così:

- i servizi di soccorso pubblico hanno installato delle corde a cui le persone potevano tenersi attraversando l'acqua a piedi.

- alcuni intraprendenti hanno messo a disposizione una barca e si sono guadagnati un bel po' di soldi traghettando le persone per 5.000mt.

- i più poveri ma intraprendenti, hanno messo a disposizione la propria schiena. Andavano da un bordo all'altro del laghetto prestandosi a portare a spalle le persone, per un prezzo variante da 500 a 1000 mt a seconda della robustezza della schiena!!

Così sono i mozambicani!

Non si arrendono mai, e dove la tecnologia non basta tentano di risolvere i problemi senza preoccuparsi della fatica.

Mentre scrivo alla televisione fanno vedere alcune immagini delle piene, e si vedono persone che hanno improvvisato delle abitazioni fatti con lastre zincate messe come teli di teda canadese e si sono sistemate lì con i bambini, i cani ecc.

La prossima puntata servirà per raccontare forse altre piogge che speriamo meno disastrose visto che il prossimo ciclone, che è già stato battezzato come "Felícia", non toccherà il paese. Per una volte, speriamo di schivare un altro disastro. Per quest'anno in realtà basteranno questi che ci sono già stati.

Gli aiuti: sembra che adesso dovrebbero arrivare attraverso l'ONU che sarà finanziato dai singoli paesi.

Il Governi italiano è stato uno dei primissimi a fare qualcosa di concreto (un aereo con barche, motopompe, tende, coperte, biscotti ecc.). Non escludo che possiamo assumere una iniziativa per intervenire a Xai Xai.

Stiamo aspettando delle risposte da Xai Xai e poi vedremo come fare.

Silvia Collazuol

fceucm@teledata.mz
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