"Nova Sento in Rete" n. 699 - Gioventù Esperantista Italiana
Gioventù Esperantista Italiana - Itala Esperantista Junularo
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Archivio di "Nova Sento in Rete"
  Numero 699     2010-08-22
> Esperanto: istruzioni per l'uso - Lettera per la democrazia linguistica in Europa
> Un congresso per festeggiare cento anni di comunicazione tra i popoli
> Risoluzione del 95° Congresso Mondiale di Esperanto
> Programeroj de la Havana UK en la reto
> Esperanta organizajho por UN ekfunkcias
> Habemus situm, Tuscolanae Sodalitatis Esperanticae situm


  Contenuto
Esperanto: istruzioni per l'uso - Lettera per la democrazia linguistica in Europa

Lettera scritta prima nel 2007 in risposta al Commissario Leonard Orban, commissario europeo per il multilinguismo, che aveva nel suo sito rivolto una domanda al pubblico europeo: “Cosa pensate delle lingue in Europa?”.

********************************

Signor Commissario, La ringrazio per aver invitato dei semplici cittadini ad
esprimere il proprio parere. Lo ritengo un simpatico segno di rispetto per
l'uomo della strada.

Il problema delle lingue in Europa è caratterizzato dalla tensione tra due
bisogni in apparenza contraddittori: il bisogno di comunicare in modo
efficace ed il bisogno di rispettare uguaglianza ed anche identità di
ognuno. Avvalersi dell'inglese non è democratico, anzi porta la maggior
parte degli Europei all'afasia. Osservi la comunicazione tra due cittadini
Europei, di lingua non germanica, sulla trentina e che abbiano studiato
l'inglese per sei o sette anni durante l'iter scolastico. Vi reperirà tutti
i sintomi dell'afasia: frasi spezzettate, costante ricerca della parola
voluta, necessità di numerose ripetizioni per poter capire, pronuncia
bloccata o disturbata di alcuni fonemi, ecc. Quanto all'investimento
necessario in tempo e fatica, il risultato è piuttosto deludente e
riconducibile alla non adattabilità dell'inglese alle esigenze della
comunicazione interculturale. Prova oggettiva ne è che un investimento 10
volte minore dà un esito decisamente migliore, laddove la lingua di
comunicazione venga scelta con più discernimento.

Non solo avvalersi dell'inglese non è democratico, ma nel modo stesso di
presentare il problema alle popolazioni si annida un drammatico deficit di
democrazia . Autorità, mass media, elite intellettuale orchestrano, anche in
buona fede, un gigantesco inganno collettivo.

1. Viene fatto credere ai non anglofoni che sia possibile imparare bene
l'inglese. Questo è vero solo per una limitata percentuale di coloro che
parlano una lingua germanica o per coloro che hanno i mezzi di frequentare
per 4 o 5 anni una università di lingua inglese, anche se una
disuguaglianza tra anglofoni e non anglofoni permane comunque. Inganno. Da
una ricerca condotta ad Hannover su 3700 studenti con 8 ­ 10 anni d'inglese
alle spalle, emerge che solo l'1% è stato classificato nella categoria
ottimo e il 4% nella categoria buono, in base alle percentuali di
successo riferite al test di lingua. (Oltretutto questi ragazzi si
illudevano sulle proprie capacità, ritenendosi il 34% di livello ottimo ed
il 38% di livello buono).

2. Viene fatto credere che sia possibile imparare bene l'inglese
attraverso l'insegnamento scolastico. La maggior parte dei giovani si lascia
ingannare su questo punto e si capisce perchè. Dal punto di vista
psicologico infatti è più comodo lasciarsi ingannare piuttosto che dover
affrontare la realtà e rendersi conto di essere stati presi in giro. La
tendenza a scambiare i propri desideri con la realtà è complice
dell'inganno.

3. Viene fatto credere che una volta imparato l'inglese sia possibile
comunicare ovunque nel mondo. Inganno. Nell'Europa continentale oltre il 90%
della popolazione non è in grado di capire un brano di inglese corrente.
Provi in Polonia o in Francia ad esprimersi in inglese con persone
incontrate per strada e si accorgerà di essere stato ingannato
sull'universalità dell'inglese.

4. Viene fatto credere che lo status dell'inglese come unica lingua
globale sia definitivo, che la cosa sia ineluttabile e che pertanto sarebbe
assurda la proposta di passare ad altro sistema, fosse anche a termine. La
storia insegna che un simile giudizio ha buone probabilità di essere
smentito più che di essere convalidato . Nessuno conosce il futuro.
Presentare una congettura come un dato di fatto significa ingannare il
prossimo.

5. Si opera un inganno quando viene taciuto che per molti versi la
fonetica dell'inglese ne fa una lingua particolare, più difficile da
pronunciare di gran parte delle altre lingue per la maggioranza della
popolazione. Si evita di dire che i tanti suoni vocalici dell'inglese (24) e
la presenza di suoni come il /th/ sono una fonte costante di malintesi o di
pronuncie ridicole (sentire e riprodurre la differenza tra *fourteen*,
*fourty*, *thirteen*, *thirty*, oppure tra *soaks*, *socks*, *sucks*,
*sacks*, *sex*, *six*. *seeks*, ecc., è fuori portata per la maggior parte
dei non anglofoni.)

6. Si opera un inganno quando si evita di sottolineare che per acquisire
la padronanza lessicale dell'inglese occorre una fatica doppia rispetto a
quella necessaria per un'altra lingua. In quasi tutte le lingue si riscontra
un collegamento formale che agevola la memorizzazione di nozioni connesse:
si fa derivare *lunare* da *luna*, *dentista* da *dente*, *disarmo* da
*arma*. In inglese invece occorre ogni volta imparare due parole diverse:
*moon*/*lunar*, *tooth*/*dentist*, *weapon*/*disarmament*. Inoltre non si ha
una buona padronanza dell'inglese se non si conoscono migliaia di doppioni
del tipo *buy*/*purchase*, *read*/*peruse*, *freedom*/*liberty*,
*threat*/*menace*, ecc. La maggior parte delle lingue funziona benissimo
senza un simile ingombro lessicale.

7. Viene fatto credere che l'inglese sia una lingua precisa quanto la
maggior parte delle altre lingue. Inganno. L'inglese è decisamente più
approssimativo, per via dei pochi riferimenti grammaticali e dei campi
semantici spesso troppo vasti, come ad esempio:

a) *Develop an industry* può significare tanto *creare una industria*
quanto *sviluppare una industria già esistente*.
b) *Bush warned against attacking Iran* può significare *Bush ha
consigliato di non attaccare l'Iran* oppure *Bush (è) messo in guardia (da
qualcun altro) contro l'idea di attaccare l'Iran*.
c) Una interprete di mia conoscenza ha iniziato col tradurre *Iraqis today
have no power* con *gli iracheni non hanno potere*, laddove il successivo
svolgimento del discorso indicava che si sarebbe dovuto tradurre con *In
Irak oggi non c'è corrente elettrica*.
d) *English teacher* può riferirsi correttamente sia ad un professore di
inglese che insegni la matemateca che ad un professore ungherese che insegni
l'inglese.
Potrei moltiplicare gli esempi, ma questi quattro sono sufficienti . Ho
lavorato con parecchie lingue e nessuna è così ambigua. Ciò è
particolarmente deplorevole, specie per i testi giuridici e scientifici.

8. Si opera un inganno quando si fa credere che l'esperanto è un
passatempo, una cosa da dilettanti, che non funziona. Ebbene, se lo
paragoniamo, nella pratica, ad altri linguaggi internazionali, cioè ad una
buona conoscenza dell'inglese, al broken English, all'interpretazione
simultanea o consecutiva, alla mimica o al linguaggio maccheronico, ecc. ci
si rende conto della sua superiorità. Infatti con l'esperanto non si è
costretti ad investire un solo centesimo nella comunicazione linguistica ed
essendo l'impegno decisamente minore (sei mesi di studio dell'esperanto
danno una capacità di comunicazione che in un'altra lingua, inglese
compreso, non viene raggiunta nemmeno dopo sei anni), il rapporto
costo-efficacia risulta senz'altro più favorevole rispetto ad altri sistemi
(vedi Claude Piron, Communication linguistique: etude comparative faite sur
le terrain, *Language Problems & Language Planning*, vol. 26, 1, 23-50 o
<http://claudepiron.free.fr/articlesenfrancais/etudesurterrain.htm>).

9. Viene fatto credere che l'inglese sia l'unica risposta alla sfida
della diversità linguistica e che i costi che ne scaturiscono siano
trascurabili e non riducibili. Inganno. La sostituzione dell'inglese con
l'esperanto porterebbe ad una apprezzabile riduzione dei costi sia
nell'insegnamento che nelle relazioni internazionali. Inoltre viene fatto
credere che il monopolio quasi totale dell'inglese nell'insegnamento sarebbe
un vantaggio e non un inconveniente. Si evita di dire che la sua
sostituzione con l'esperanto consentirebbe di dedicare ad altri idiomi
centinaia di ore di lezione, rendendo in tal modo possibile una effettiva
diversificazione nell'insegnamento delle lingue. La scuola tornerebbe a
rispecchiare la diversità culturale invece di essere costretta a influenzare
gli studenti con un'unica cultura presentata di fatto come superiore alle
altre.

Insomma, l'organizzazione linguistica dell'Europa e del mondo in generale si
regge su una impressionante serie di inganni, reiterati da un discorso
all'altro, da un articolo all'altro, sia perchè i propagatori delle falsità
sono in malafede, sia ­ ed è sicuramente il caso più frequente ­ perchè
ripetono quanto viene detto senza curarsi di verificare i fatti.

Signor Commissario, Lei conta di fare qualcosa e conta di fare qualcosa la
Commissione per ristabilire la verità e consentire agli Europei di scegliere
un regime linguistico in piena consapevolezza?

Ci auguriamo di sì, perchè se si continuerà sulla via dell'inerzia, capiremo
che la democrazia non avrà più nulla da aspettarsi dalle istituzioni
europee. Infatti qualsiasi inganno, anche se divulgato in buona fede, apre
la porta alle derive antidemocratiche.

Claude Piron



Un congresso per festeggiare cento anni di comunicazione tra i popoli

Conferenza stampa venerdì 20 agosto 2010 alle h. 11.00 in Lignano Sabbiadoro, Villaggio GeTur, Viale Centrale 29, Sala TV di Sole e Mare

Il Congresso Italiano di Esperanto, che si svolgerà a Lignano Sabbiadoro dal 21 al 28 agosto, festeggia quest'anno il giubileo della Federazione Esperantista Italiana, l'ente che da ormai cento anni si occupa della divulgazione dell'esperanto sul territorio nazionale.

L'esperanto, lingua internazionale politicamente neutrale, è nato con l'obiettivo di facilitare il dialogo tra popoli di lingue diverse, favorendo dunque lo scambio di idee e la conoscenza delle reciproche culture e garantendo, allo stesso tempo, che tale scambio si svolga a un livello pienamente paritario.

Proprio il tema della tutela dei diritti linguistici nell'ambito della Comunità Europea, oggi sempre più ampia e ricca di etnie, sarà al centro dei seminari e delle conferenze di questo Congresso Italiano, che si annuncia come il più multiculturale di sempre, contando circa trecento iscritti da 36 nazioni, molti da paesi europei nuovi annessi e da possibili futuri candidati.

L'esperanto, come lingua per i rapporti internazionali, non si prefigge di sostituire le altre lingue, ma anzi di fungere da schermo, dietro il quale le altre lingue possono liberamente essere usate e svilupparsi all'interno dei singoli Paesi, etnie, ecc. Oggi invece, l'uso di una lingua nazionale come lingua franca porta ad una situazione di continua pressione affinché anche all'interno dei Paesi di altra lingua alcune delle funzioni delle lingue nazionali vengano assorbite dalla lingua franca. In pratica in Italia alcune cose vengono sempre più fatte direttamente in inglese con conseguente discriminazione degli italiani, che non parlano inglese, e con la progressiva riduzione dell'italiano a dialetto europeo. A livello europeo questo significa dividere i cittadini europei in due caste, anche considerando che coloro che già parlano una lingua germanica, come nell'Europa del Nord hanno maggiore facilità a parlare in inglese.

A questo tema saranno dedicati una serie di incontri tenuti dal segretario della Unione Esperantista Europea, Zlatko TiÅ ljar.

Ma il programma culturale del congresso non si limita al tema congressuale. Ci saranno corsi di esperanto per principianti e di livello superiore, tenuti da insegnanti di esperanto con lunga esperienza in molti Paesi, Anna Lowenstein e Grazina Opulskiena, ed un seminario sulla didattica dell'esperanto con successivi esami secondo le norme del quadro europeo di riferimento per le conoscenze linguistiche.

Tatjana Auderskaja e Nina Danylyuk, ucraine, parleranno di temi legati al folclore ucraino, Roman DobrzyÅ„ski di Chopin, in occasione dell'Anno internazionale di Chopin, Johan Derks e Svetlana Svetlana Milanovic parleranno invece di progetti educativi in Africa in corso di realizzazione da parte degli esperantisti. Davide Astori, docente di linguistica generale all'Università di Parma, fa la parte del leone, con corsi di italiano per stranieri, tenuti in esperanto, con una conferenza "Ma l'esperanto è davvero una lingua?" e con un'altra conferenza sulle idee di fratellanza umana di Zamenhof, iniziatore della lingua.

Verrà presentata anche al pubblico di Lignano la cultura esperantista in molte delle sue sfaccettature. Cantanti e gruppi come JoMo, dalla Francia, Mikaelo Bronstein, dalla Russia, Georgo Handzlik, dalla Polonia, Jhomart e Natasha, dalla Svezia, offriranno un panorama variegato di quella cultura, sconosciuta a molti, che i parlanti di esperanto vanno creando in questi ultimi anni.

Tutto questo avverrà in solo esperanto e per una settimana i 300 partecipanti provenienti da 35 paesi renderanno Lignano una piccola capitale dell'esperanto, una lingua alla quale i politici europei farebbero bene a guardare tra un quota latte, una direttiva sulla curvatura delle banane ed un bellissimo discorso sul multilinguismo, fatto solo in inglese.

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Esperanto Italia - FEI
Via Villoresi, 38, 20143 Milano
www.esperanto.it, ufficio.stampa@esperantoitalia.it
http://www.esperantoitalia.it


RISOLUZIONE DEL 95° CONGRESSO MONDIALE DI ESPERANTO

Il 95esimo Congresso Mondiale di Esperanto, riunitosi all'Avana (Cuba) con 1002 partecipanti provenienti da 59 Paesi,

Considerando che le Nazioni Unite hanno dichiarato l'anno 2010 Anno Internazionale dell'Avvicinamento delle Culture, constata:

- che la diversità delle culture nel mondo contribuisce in maniera essenziale alla ricchezza dell'umanità ;
- che già durante 123 anni l'esperanto come lingua neutrale ha aiutato a costruire ponti tra i popoli e le culture , e
- che i Congressi Mondiali di Esperanto, riunendo popoli dei paesi più diversi del mondo, danno essi stessi una testimonianza di questa capacità a costruire ponti.

Dichiara il desiderio dei parlanti di esperanto di agire insieme alle Nazioni Unite ed all'Unesco per stimolare il desiderio di comprensione tra i popoli e per proteggere allo stesso tempo l'identità di tutti i gruppi umani,

ed invita le Nazioni Unite e l'Unesco ad usare pienamente i rapporti di collaborazione con l'Associazione Mondiale di Esperanto allo scopo di realzzare più efficacemente i propri scopi.

L'Avana, 24 luglio 2010


PROGRAMEROJ DE LA HAVANA UK EN LA RETA KINEJO

Multaj programeroj de la 95-a Universala Kongreso en Havano estis filmitaj kaj la registrajhoj aperos iom post iom en la Reta Kinejo de UEA. La laboro estas farata volontule kaj etendighos vershajne tra du-tri monatoj. Kiel la unuajn la filmisto Franciso L. Veuthey finpretigis la programerojn "La nova Estraro sin prezentas" kaj "La Centra Oficejo respondas", kiuj jam estas videblaj.

La programero "La nova Estraro sin prezentas" dauris 1,5 horojn. En la Reta Kinejo ghi estas dividita en tri partojn. La 50-minuta "La Centra Oficejo respondas" estas dividita en du partojn.

Reta Kinejo de UEA: http://www.ipernity.com/doc/97850/home/video

Gazetaraj Komunikoj de UEA
N-ro 394
2010-08-21


Esperanta organizajho por UN ekfunkcias

En la UK en Havano estis anoncita la fondo de la organizajho Esperanto por UN, kiu laboros por altigi la profilon de Esperanto che Unuighintaj Nacioj kaj por disvastigi informojn pri UN inter la esperantistoj.

UEA havas formalajn rilatojn kun UN kaj Unesko jam ekde la jaro 1954. Per sia oficejo en Novjorko, UEA flegas tiujn kontaktojn. Laborgrupoj en Parizo, Ghenevo kaj Vieno faras similan laboron. De tempo al tempo UEA prezentas sian vidpunkton pri lingvaj demandoj en kunsidoj kaj konferencoj de UN kaj Unesko. UEA ankau kaj mem organzias konferencojn kaj seminariojn en Ghenevo, Novjorko, Parizo kaj aliloke por atentigi pri la valoro de Esperanto kiel neutrala komunikilo inter la homoj kaj pri la problemo de lingva malegaleco ghenerale.

La nova organizajho klopodos kreskigi subtenon por la laboro de UEA che UN kaj Unesko. Por sistema informado pri UN inter la esperantistoj ghi lanchos Esperantan retpagharon pri UN kaj Unesko. Ghi argumentos por subtenado de UN per informado al la publiko pri ghia valoro, instruado pri UN en la lernejoj, konsciigo pri la valoro de internacia ordo, kaj laboro por atingi la Jarmilajn Evoluigajn Celojn.

Detaloj pri membrigho, retpagharo kaj agadplano de Esperanto por UN estos publikigitaj baldau.

Gazetaraj Komunikoj de UEA
N-ro 394
2010-08-21


Habemus situm, Tuscolanae Sodalitatis Esperanticae situm
www.esperanto-castelli.org .

La cosa è troppo solenne per non essere annunciata in latino. Traduzione in
volgare: Finalmente abbiamo il sito del Gruppo Esperantista Tuscolano.
L'opera è di Allessandro Cuollo giovane principiante di esperanto di
Genzano.

È stato inoltre creato in Facebook un gruppo chiamato Gruppo Esperantista
Tuscolano.

L'indirizzo è
http://www.facebook.com/pages/Gruppo-Esperantista-Tuscolano/147179055300843?
v=wall .

Aderite e fate aderire.

Renato Corsetti
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