"Nova Sento in Rete" n. 87 - Gioventù Esperantista Italiana
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Archivio di "Nova Sento in Rete"
  Numero 87     1999-09-13
> Speciale: Pubblicità Progresso "Chi sarà lo scemo del villaggio globale?"

  Contenuto
PROLOGO

Venerdì 10 settembre.

La RAI annuncia con grande enfasi il lancio di una nuova campagna della Pubblicità Progresso (!!!) per invogliare i giovani italiani all'uso dei piccì e dell'inglese. La domanda che il pezzo pubblicitario lancia è: "chi sarà lo scemo del villaggio globale??".

Rispondo subito: io!!

Non mi sono infatti bastati 5 anni di inglese a scuola più varie frequentazioni internazionali per evitare che il primo facchino dell'aeroporto di Atlanta mi prenda come tale perché non riesco a capire che devo andare a prendere i bagagli al "gate ten" (così si scrive, ma lui lo pronunciava in modo un po' diverso).

Sono lo Stato e la cultura italiana, millenni di cultura, che danno le chiappe a Bill Gates e alla Coca Cola oppure non è poi così drammatico che un governo prenda atto che se i propri giovani vogliono inserirsi nel mondo del lavoro e bene che parlino la lingua che (volenti o nolenti) è in questo momento una lingua internazionale??

La risposta la lascio agli interventi che seguono e alla vostra sensibilità.

Certo è invece che per noi esperantisti questa potrebbe essere un'occasione interessante per farci spazio e per parlare ad un pubblico ampio delle nostre idee e dei nostri progetti.

Non perdiamo quest'occasione per reagire ad una provocazione comunque grave.

Buona lettura

Framerio



10 Sep 1999 13:06

Michele GAZZOLA < s780478@students.uni-bocconi.it >

ciao a tutti,

sul tg2 di ieri sera in anteprima ho visto un servizio che parlava di come il governo italiano stia per lanciare nel prossimo futuro una campagna di pubblicità progresso sia in televisione che con manifesti che suona così: "Computer e inglese chi si aggiorna cresce"

Come sottotitolo ci sarà: "chi sarà lo scemo del villaggio globale?"

Lo spot televisivo lo vedrete da voi. È nata la categoria degli analfabeti del 2000.

Inoltre si sono impegnati a investire 200.000 miliardi di lire a partire dal 2000-2001 per l'alfabetizzazione informatica in Italia.

Faccio notare che non è scritto "computer e lingue" ma proprio inglese, la lingua del futuro e delle mille opportunità. Ora, giunti a questo punto, se il governo prende una posizione così netta, non oso pensare quale sarà la politica linguistica italiana nel futuro, visto che non c'è la volontà di "costruire" qualcosa di diverso ma quella di "seguire" la tendenza globalizzatrice e americanizzatrice del momento.

La cosa più grave è che non esiste una parallela campagna per la tutela dell'italiano.

Non voglio nemmeno pensare alla nostra futura propaganda. Già mi vedo quelli che non capiscono le nostre ragioni (i più), quando dirai "esperanto" ti risponderanno: "ma chi sei lo scemo del villaggio globale? aggiornati e cresci!"

Non parliamo poi della democrazia linguistica e di tutela della minoranze, la gente è felice così: largo a Bill Gates e ai corsi di inglese, per il resto non c'è tempo, con buona pace dell'articolo 2 del trattato CEE (titolo 8 capo3) che dice che "la comunità si impegna a favorire lo studio dellE linguE dell'unione".

Adesso cosa vogliamo fare? scrivere qualche letterina di protesta prendendo a pugni un muro di gomma? Tirare dritti per la nostra attuale strada?

E non consoliamoci dietro tiepidi ottimismi e " mai si dai in fondo non è poi questa tragedia, ci sono ancora tanti spazi" facendo gli indiani. Non serve. E non lo dico come esperantista, ma come cittadino italiano.

Un abbraccio/ amike

Michele Gazzola



10 Sep 1999 14:11

Mauro La Torre < latorre@uniroma3.it >

Caro Michele,

In 10/09/1999 13.41, Michele GAZZOLA ha scritto:

Sul tg2 di ieri sera in anteprima ho visto un servizio che parlava di come il governo italiano stia per lanciare nel prossimo futuro una campagna di pubblicità progresso sia in televisione che con manifesti che suona così: "Computer e inglese chi si aggiorna cresce" "chi sarà lo scemo del villaggio globale?"

Se è vero, è molto grave!

Credo che sia una scelta culturalmente suicida.

Credo anche che il movimento esperantista debba intervenire pubblicamente, su una questione che equivale alla decisione di rinunciare (anche formalmente) alla nostra autonomia sul piano culturale nazionale, a favore di quella che eufemisticamente viene chiamata "gobalizzazione", ma che in realtà è semplice americanizzazione.

Gli esperantisti devono però essere capaci di intervenire:

- prima di tutto sulla riduzione (in prospettiva) dell'italiano a futuro "dialetto" locale,

- in secondo luogo sulla rinuncia al principio della pari opportunità che anche i cittadini italiani dovrebbero avere per apprendere le altre lingue e culture,

- e solo di conseguenza anche sulla questione della lingua per la comunicazione internazionale paritaria.

Inoltre si sono impegnati a investire 200.000 miliardi di lire a partire dal 2000-2001 per l'alfabetizzazione informatica in Italia.

Non confonderei però l'informatica con l'inglese, per quanto si tenda a mescolare le due cose.

L'informatica e la telematica forniscono contenitori e mezzi in cui - volendo (?) - qualunque cultura e lingua si può esprimere, a cominciare dall'esperanto.

Faccio notare che non è scritto "computer e lingue" ma proprio inglese, la lingua del futuro e delle mille opportunità.

Finora spesso nelle leggi si scriveva "lingue" alludendo al solo inglese.

Forse per un residuo di pudore di principi culturali.

Evidentemente ora non lo si ritiene più necessario.

Ma la pensano veramente tutti così??

Io credo di no. C'è una minoranza (o maggioranza ?) silenziosa, che pur non condividendo pienamente questa impostazione politica, rinuncia a reagire, perché si sente molto minoritaria. Perché quasi tutti i facitori di opinione parlano di globalizzazione (americana) come di un sottinteso.

Allora magari l'inglese non lo si conosce, ma si spendono molti soldi per mandare i propri figli in paesi anglofoni a colmare la nostra "vergognosa lacuna", almeno nelle future generazioni.

Forse conviene puntare proprio sulla questione dello "scemo". Saremmo "scemi", perché ...

La cosa più grave è che non esiste una parallela campagna per la tutela dell'italiano.

Anzi ho sentito che sono stati ridotti i fondi per la diffusione dell'italiano all'estero.

Con buona pace dell'articolo 2 del trattato CEE (titolo 8 capo3) che dice che "la comunità si impegna a favorire lo studio dellE linguE dell'unione".

Sì, ma si intende che dopo l'inglese si possono imparare anche altre lingue a scelta.

Adesso cosa vogliamo fare? scrivere qualche letterina di protesta prendendo a pugni un muro di gomma? Tirare dritti per la nostra attuale strada?

Mi sembra che si possa ignorare l'iniziativa.

Forse la decisione non è così monolitica come sembra

Perché solo l'inglese? Si vuole un mondo "monoculturale"?

_______________________________________________

Mauro La Torre

Dipartimento Scienze dell'Educazione

Università di Roma Tre

Via Castro Pretorio, 20, IT-00185 Roma

tel. 0039-064462092, -064957805; fax. 0039-064452642

http://www.uniroma3.it/lps



10 Sep 1999 17:37

Renato Corsetti < corsetti@itelcad.it >

grazie, michele, per la segnalazione.

"chi sarà lo scemo del villaggio globale?"

Adesso cosa vogliamo fare? scrivere qualche letterina di protesta prendendo a pugni un muro di gomma? Tirare dritti per la nostra attuale strada?

Concordo con la risposta di mauro la torre, ovviamente, e con le tue considerazioni.

Penso che il consiglio della FEI debba subito incominciare a protestare ufficialmente ed a chiedere di essere ricevuto dal responsabile della campagna. non che ci staranno a sentire, ma proviamoci.

ciao

renato
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